Basta sparare a zero sui cacciatori


Gli articoli apparsi sulla stampa in questi giorni non fano altro che dipingere il mondo venatorio e i cacciatori come una banda di disonesti pazzi sanguinari che con la compiacenza di Associazioni Venatorie e Istituzioni vagano per le campagne sparando a qualsiasi forma di vita.

Io non ci ci stiamo ai continui attacchi delle Associazioni animal-ambientaliste che come ogni anno nel periodo della preapertura si destano, lanciando moniti per poi tornare in letargo, la regione Umbria ha approvato un calendario venatorio sulla base di dati scientifici certi, basati su censimenti e studi durati anni, pe altro eseguiti non da cacciatori ma esperti altamente qualificati, perciò basta con le fandonie e i continui attacchi all’Assessore e sulle scelte operate dalla Giunta Regionale di anticipare e non di rinviare la pre apertura della caccia, da parte di chi in realtà spari numeri roboanti per far colpo sull’opinione pubblica.

La decisone della Regione è stata legittimata dall’Ispra prima dell’approvazione del calendario e la Regione ha tenuto conto delle successive indicazioni di Ispra

Numeri da capogiro, snocciolati qua e la, senza la minima base di verità, questo modo di fare, non fa più presa nemmeno tra la gente comune oramai non ascolta più tante falsità, anzi forse si scandalizza più di un politico che allatta un agnello in televisione anzi che preoccuparsi della situazione in cui versa l’Italia che di un giorno di pre apertura della caccia.

La tesi di queste Associazioni contro la pre apertura, sempre la stessa è 27.000 cacciatori umbri moltiplicato il carniere massimo consentito per legge di una qualsiasi specie cacciabile, uguale una strage di innocenti.

Le falsità di questa tesi sono facilmente smentibili, basta richiedere i dati in Regione delle letture dei tesserini venatori delle stagioni passate, dal quale si evincerà che solo una parte dei cacciatori, per scelta personale ha fatto la pre apertura negli anni passati e che e perciò parliamo di numeri ben al di sotto degli allarmi lanciati dai paladini dell’ambiente e della fauna.

Quest’anno anno, la novità sono stati gli incendi, ma voglio ricordare che in Italia esiste una legge che vieta l’esercizio venatorio per dieci nelle aree percorse dal fuoco.

Perchè le Associazioni che oggi scrivono sui giornali non partecipano ai tavoli di concertazione con la Regione e con l mondo venatorio?

Dove sono le Associazioni Animal-ambientaliste quando si discute nei tavoli degli ATC, di buona gestione e buone pratiche? Eppure anche loro hanno i propri rappresentanti!

Si può essere in disaccordo e non accettare l’attività venatoria, ma non si può diffamare una categoria, che tra l’altro oggi svolge sempre più una funzione sociale lavorando fianco a fianco con gli agricoltori in difesa delle colture agricolture agricole o nel ripristino di degli squilibri faunistici causati da una mala gestione del territorio o nell’avvistamento degli incendi oppure al fianco dei Vigili del fuoco nel combattere gli stessi.

Per rispondere alle accuse lanciate alle guardie volontarie delle Associazioni Venatorie, guardie volontarie sono più attive di quanto possa pensare il WWF, essendo costantemente impegnate nei Servizi di controllo della fauna selvatica, vigilanza nelle ZRC, negli interventi di contenimento previsti dai piani di abbattimento e i tutti quei servizi per i quali siamo abilitati, la differenza è che noi non facciamo servizio per reprimere aspettando che qualcuno faccia il furbo, il nostro compito è quello di prevenire azioni illecite garantendo un presidio costante del territorio.

Sono migliaia le ore di servizio volontario che le guardie ogni anno svolgono a tutela di ambiente e fauna, quello che ci differenzia è che noi siamo abituati a lavorare in silenzio e a capo chino, loro preferiscono le luci della ribalta, perciò ad ogni minima segnalazione o infrazione rilevata riflettori accesi per giorni.

Non ci stiamo ad una simile campagna denigratoria contro i cacciatori da parte di chi mesi fa ha strumentalizzato l’incostituzionalità della Legge Regionale della Liguria minacciando i cacciatori impegnati in interventi di prevenzione dei danni, dichiarando che stavano intervenendo in maniera illecita, mettendo a repentaglio le produzioni agricole già colpite duramente dalla siccità.

Vogliamo dire a questi signori che l’ambiente e la fauna si proteggono vivendolo sentendosi parte di esso, utilizzando ciò che esso ci mette a disposizione fauna compresa, attraverso un utilizzo razionale ben preciso e basato su scienza e conoscenza, attraverso l’utilizzo che si capisce il valore della conservazione, non lo si difende pensando di farlo diventare un museo strumentalizzando qualsiasi azione dell’uomo comodamente seduti sul divano.

Le attività diseducative sono ben altre, non è certo la caccia, la visione distorta che la caccia alimenta la cultura della morte, rappresentata dal girare con un’arma in mano è il frutto di una cultura cittadina che prevale su quella rurale, dove l’unico contatto che si ha con la natura è la gita domenicale fuori porta.

I cacciatori sono portatori di una cultura sana, non siamo certo noi ad essere poco educativi ed anti pedagocici, forse basterebbe guardare nelle nostre case, per vedere con quali video game giocano i nostri figli o le trasmissioni televisive che seguono, oppure i social network, dove si trova di tutto, dai giochi autolesionistici, a come si fabbricano bombe e armi artigianali, di questo dobbiamo avere paura, non dei cacciatori che già sono stati ben educati su come detenere, custodire e utilizzare un’arma, la deriva violenta della società non la si contrasta sparando sulla caccia e i cacciatori, in questo potremmo essere più utili noi che voi.

Mentre rispondo in maniera positiva a chi ci chiede di collaborare, una collaborazione senza strumentalizzazioni in difesa dell’ambiente, come presidio delle campagne a salvaguardia di un ambiente ormai ridotto allo stremo dalle irrazionalità dell’uomo.

Noi siamo pronti e voi?

 

Il Presidente regionale Arci Caccia Umbria

Bennati Emanuele