Direttiva Uccelli 147/2009/CE


A cura del Dott. Umberto Sergiacomi
Osservatorio Faunistico della Regione Umbria

logopdf1clicca qui per scaricare il pdf  ” Direttiva Uccelli 147/2009/CE “

 

Guida alla disciplina della caccia nell’ambito della direttiva 79/409/CEE sulla conservazione degli uccelli selvatici”

Premessa
La presenta guida redatta in occasione dei seminari formativi organizzati dall’ Arci caccia dell’Umbria, riassume l’applicazione della Direttiva Comunitaria 147/2009/CE per la protezione e conservazione degli uccelli selvatici, cercando di trasmettere in maniera sintetica, e quanto più chiara possibile, le finalità della direttiva. Si ringrazia l’Osservatorio faunistico Regionale ed in particolare il Dott. Umberto Sergiacomi, per la disponibilità.
Bennati Emanuele
Conservazione degli uccelli selvatici
Per molte specie di uccelli viventi allo stato selvatico nel territorio degli Stati membri si
registra una diminuzione. Per invertire questa tendenza l’Unione europea (UE) ha
adottato un regime generale che vieta le pratiche che rappresentano una minaccia per la
conservazione delle specie di uccelli (uccidere e catturare gli uccelli, distruggere i nidi,
raccogliere le uova, ecc.). Le misure di protezione istituite prevedono anche
l’assegnazione di zone di protezione speciale (ZPS) per gli uccelli minacciati e per gli
uccelli migratori che sono oggetto di misure di protezione e di gestione degli habitat.
Contesto
La Direttiva 147/2009/CE sostituisce la direttiva 79/409/CEE, del 2 aprile 1979,
(comunemente detta Direttiva “Uccelli”) che è stata il primo documento legislativo
dell’Unione europea concernente la natura. Le modifiche apportate sono tuttavia di pura
forma. La Direttiva “Uccelli” ha stabilito per la prima volta un regime generale per la
protezione di tutte le specie di uccelli viventi, naturalmente allo stato selvatico, nel
territorio dell’Unione. Questo riconosce anche che gli uccelli selvatici, tra cui molti
uccelli migratori, sono patrimonio comune degli Stati membri dell’UE e che la loro
conservazione, per risultare efficace, richiede una cooperazione a livello globale.
Gli Stati membri dell’Unione europea (UE) devono adottare le misure necessarie per
garantire la conservazione e regolamentare lo sfruttamento degli uccelli viventi,
naturalmente allo stato selvatico nel territorio europeo, per mantenere o adeguare la loro
popolazione a livelli adeguati.
Le misure da prendere devono riguardare i diversi fattori che possono influire sull’entità
della popolazione aviaria, e cioè le ripercussioni delle attività umane, in particolare la
distruzione e l’inquinamento degli habitat, la cattura e l’uccisione da parte dell’uomo e il
commercio che ne consegue.
Nel quadro di una politica di conservazione bisogna adeguare la severità di tali misure
alla situazione delle diverse specie.
La preservazione, il mantenimento o il ripristino di una varietà e di una superficie
sufficiente di habitat sono indispensabili alla conservazione di tutte le specie di uccelli.
Talune specie di uccelli devono essere oggetto di speciali misure di conservazione
concernenti il loro habitat per garantirne la sopravvivenza e la riproduzione nella loro area
di distribuzione.
Tali misure devono tener conto anche delle specie migratrici ed essere coordinate in vista
della costituzione di una rete coerente.
A causa del livello di popolazione, della distribuzione geografica e del tasso di
riproduzione in tutta la Comunità, talune specie possono formare oggetto di atti di caccia,
ciò che costituisce un modo ammissibile di sfruttamento, sempreché vengano stabiliti ed
osservati determinati limiti; tali atti di caccia devono essere compatibili con il
mantenimento della popolazione di tali specie a un livello soddisfacente.
La conservazione dell’avifauna e delle specie migratrici in particolare, presenta ancora dei
problemi, per cui si rendono necessari lavori scientifici, lavori che permetteranno inoltre di
valutare l’efficacia delle misure prese.
La presente direttiva istituisce un regime generale di protezione di tutte le specie di uccelli
selvatici presenti sul territorio europeo.

Essa comprende in particolare il divieto di:

  • uccidere o catturare deliberatamente gli uccelli selvatici;
  • distruggere o danneggiare i nidi;
  • raccogliere o detenere le uova (anche vuote);
  • disturbare deliberatamente gli uccelli o compromettere la conservazione delle
    specie;
  • commercializzare e detenere uccelli vivi o morti dei quali è vietata la caccia e la
    cattura (questo divieto si applica anche a qualsiasi parte o prodotto ottenuti
    dagli uccelli).

Se sussistono le condizioni necessarie, gli Stati membri possono concedere delle
«deroghe» alle disposizioni previste per la protezione degli uccelli selvatici. Le
conseguenze di tali «deroghe» non devono, tuttavia, essere incompatibili con gli obiettivi
di conservazione fissati dalla Direttiva.
Gli Stati membri devono incoraggiare le ricerche necessarie alla gestione, la protezione e
lo sfruttamento saggio delle specie di uccelli selvatici presenti nel territorio europeo
(vedere allegato V).
La caccia
La Direttiva riconosce la legittimità della caccia per le specie elencate in Allegato II (II/1
in tutti gli Stati membri; II/2 negli Stati menzionati) e fornisce indicazioni per una caccia
sostenibile. In particolare, vieta l’uso di metodi di cattura o uccisione di massa o non
selettivi, ed in particolare quelli elencati nell’Allegato IV a).Vieta altresì qualsiasi tipo di
caccia con i mezzi di trasporto elencati nell’ Allegato IV b).
In funzione del loro livello di popolazione, della distribuzione geografica e del tasso di
riproduzione, talune specie possono essere oggetto di atti di caccia.

Tali atti di caccia devono tuttavia rispettare certi principi:

  •  il numero di uccelli cacciati deve essere compatibile con il mantenimento della popolazione delle specie a un livello soddisfacente;
  •  le specie non vengono cacciate durante il periodo di riproduzione e di dipendenza;
  • gli uccelli migratori non sono cacciati durante il ritorno al luogo di nidificazione;
  •  sono vietati i metodi di cattura o di uccisione in massa o non selettiva (vedere
    allegato IV).

Sintesi della Direttiva 2009/147/CE
Art. 1 – La presente direttiva concerne la conservazione di tutte le specie di uccelli viventi
naturalmente allo stato selvatico nel territorio europeo degli Stati membri al quale si
applica il trattato. Essa si prefigge la protezione, la gestione e la regolazione di tali specie e
ne disciplina lo sfruttamento.
Art. 2 – Gli Stati membri adottano le misure necessarie per mantenere o adeguare la
popolazione di tutte le specie di uccelli di cui all’articolo 1 a un livello che corrisponde in
particolare alle esigenze ecologiche, scientifiche e culturali, pur tenendo conto delle
esigenze economiche e ricreative.
Art. 3 – Tenuto conto delle esigenze di cui all’articolo 2, gli Stati membri adottano le
misure necessarie per preservare, mantenere o ristabilire, per tutte le specie di uccelli dicui all’articolo 1, una varietà e una superficie sufficienti di habitat. (ZPS)
Art. 5 – Fatti salvi gli articoli 7 e 9, gli Stati membri adottano le misure necessarie per
instaurare un regime generale di protezione di tutte le specie di uccelli di cui all’articolo
1, che comprenda in particolare il divieto di:
a) di ucciderli o di catturarli deliberatamente con qualsiasi metodo;
b) di distruggere o di danneggiare deliberatamente i nidi e le uova e di asportare i
nidi;
c) di raccogliere le uova nell’ambiente naturale e di detenerle anche vuote;
d) di disturbarli deliberatamente in particolare durante il periodo di riproduzione e
di dipendenza quando ciò abbia conseguenze significative in considerazione
degli obiettivi della presente direttiva
Art.7 -Articolo 7
1. In funzione del loro livello di popolazione, della distribuzione geografica e del
tasso di riproduzione in tutta la Comunità le specie elencate all’allegato II possono
essere oggetto di atti di caccia nel quadro della legislazione nazionale. Gli Stati
membri faranno in modo che la caccia di queste specie non pregiudichi le azioni di
conservazione intraprese nella loro area di distribuzione.
2. Le specie elencate all’allegato II, parte A, possono essere cacciate nella zona
geografica marittima e terrestre a cui si applica la presente direttiva.
3. Le specie elencate all’allegato II, parte B, possono essere cacciate soltanto negli
Stati membri per i quali esse sono menzionate.
4. Gli Stati membri si accertano che l’attività venatoria, …….., quale risulta
dall’applicazione delle disposizioni nazionali in vigore, rispetti i principi di una
saggia utilizzazione e di una regolazione ecologicamente equilibrata delle specie
di uccelli………….Essi provvedono in particolare a che le specie a cui si applica
la legislazione sulla caccia non siano cacciate durante il periodo della nidificazione
né durante le varie fasi della riproduzione e della dipendenza. Quando si tratta di
specie migratrici, essi provvedono in particolare a che le specie a cui si applica la
legislazione sulla caccia non vengano cacciate durante il periodo della
riproduzione e durante il ritorno al luogo di nidificazione.
Recepimento della Direttiva da parte dell’Italia
Per rispondere alle contestazioni che la Commissione europea ha avanzato all’Italia
nella Procedura di infrazione 2006/2131 per mancato o cattivo recepimento, nonché
scorretta applicazione, della Direttiva 79/409/CEE detta Uccelli introduce modifiche
alla L.157, aggiungendo il comma 1-bis all’articolo 18 della legge 157/92.
Si stabilisce che «l’esercizio venatorio e’ vietato, per ogni singola specie, durante il
ritorno al luogo di nidificazione, durante il periodo della nidificazione e le fasi della
riproduzione e delle dipendenza degli uccelli».
Al comma 2 dell’articolo 18 della 157/92 si aggiunge «le Regioni possono posticipare
non oltre la prima decade di febbraio i termini in relazione a specie determinate e allo
scopo, e sono obbligate ad acquisire il preventivo parere espresso dall’ Ispra, al quale devono uniformarsi».
Key Concepts:
La Commissione Europea ha a suo tempo istituito un comitato scientifico (Comitato
Ornis), costituito da esperti ornitologi, che ha ricevuto il compito di stabilire, specie per
specie e paese per paese, le date (decadi) di inizio e durata della riproduzione (fino alla
conclusione del periodo di dipendenza dei giovani dagli adulti) e di inizio della
migrazione prenuziale.
Guida interpretativa alla direttiva 79/409/CEE
del Consiglio concernente la conservazione degli uccelli selvatici
2.7.2 Nello studio sui «concetti fondamentali» i dati relativi al periodo di riproduzione e
di migrazione prenuziale sono presentati in periodi di dieci giorni (decadi). Il grado di
precisione è quindi di dieci giorni. Pertanto, la sovrapposizione di una decade tra la
stagione della caccia e il periodo delle migrazione prenuziale e della riproduzione è
considerata una sovrapposizione «teorica» in quanto è possibile che durante questo
periodo non vi sia effettivamente alcuna sovrapposizione. Per periodi superiori ad una
decade, l’incertezza cessa e quindi si tratta di una sovrapposizione «reale».
2.7.3 Inoltre poiché l’analisi delle sovrapposizioni è effettuata a livello nazionale,
potrebbero verificarsi situazioni in cui la caccia in determinate regioni degli Stati membri
di maggiori dimensioni rispetta effettivamente i requisiti stabiliti all’articolo 7, paragrafo
4 in quanto il periodo della nidificazione termina o la migrazione di ritorno inizia più tardi
rispetto a quanto avviene nel resto del paese.
2.7.9 Tuttavia, nell’interpretazione dei dati ai fini della fissazione delle date di apertura e
chiusura della caccia a norma dell’articolo 7, paragrafo 4 della Direttiva, è ammesso un
certo margine di flessibilità. Il documento relativo ai «concetti fondamentali» ha
permesso di escludere i dati estremi, marginali o anomali nella determinazione del
periodo prenuziale e migratorio di varie specie di uccelli cacciabili. Inoltre è possibile
escludere le sovrapposizioni relative ad un periodo di dieci giorni che, considerato il
livello di precisione dei dati, possono essere considerate sovrapposizioni teoriche (cfr.
paragrafo 2.7.2).
2.7.10 Nel caso in cui siano stabiliti per l’intero paese, i periodi di caccia non devono
sovrapporsi ai periodi della nidificazione e della migrazione di ritorno, come definiti nel
documento sui «concetti fondamentali». Se si verifica una sovrapposizione dei periodi di
caccia stabiliti a livello regionale con i periodi della riproduzione o della migrazione di
ritorno a livello nazionale, è possibile dimostrare, ricorrendo a dati scientifici e tecnici,
che in effetti non si verifica alcuna sovrapposizione in quanto nella regione interessata la
nidificazione termina prima o la migrazione di ritorno inizia più tardi. Questa situazione
può verificarsi in particolare nei paesi caratterizzati da profonde differenze climatiche tra
nord e sud.